Il vicepresidente vicario di Confcommercio: i prestiti sono comunque debiti e ci sono attività che potranno riprendersi tra più di un anno. Il Dream Team? Dovranno coinvolgere anche noi

“Portiamo le istanze dei commercianti nelle istituzioni. Il processo di ripartenza nella fase 2 deve essere costruito dal basso, ascoltando chi è in difficoltà, condividendo le proposte con le pubbliche amministrazioni locali, la Provincia e la Regione”. La ConfCommercio è al fianco dei commercianti che vivono giorni difficili ai tempi del Covid. Abbiamo provato a raccontarvi i problemi dei barristorantipasticcerie, parrucchieri, estetisti, abbigliamento, alcuni dei settori più colpiti che hanno chiuso i battenti da oltre un mese e guardano al futuro con poche prospettive. Il vice presidente vicario della ConfCommercio e coordinatore cittadino Giulio De Angelis alcune proposte le ha già recepite grazie al rapporto quotidiano con gli associati in difficoltà in sinergia con il direttore Oreste La Stella, il presidente Luigi Salvante ed il comparto amministrativo: 

“i nostri sportelli sono aperti fisicamente e virtualmente” ma il progetto per la ripresa non c’è, o meglio va costruito considerando tutti i fattori.

“Il Governo si è fatto garante dei prestiti. Proposta anche valida, ma è sempre un debito su altri debiti che stanno maturando. Va supportata da iniezioni di liquidità soprattutto per le attività in difficoltà che sono ancora chiuse. I soldi a fondo perduto non sono mai una soluzione, ma gli imprenditori a partire dai più piccoli vanno accompagnati durante tutto il periodo di ripresa che potrebbe durare anche un anno.

Ha qualche idea?
Lo Stato ha fissato in sei anni la restituzione degli eventuali prestiti. Alcune attività della somministrazione, i negozi di abbigliamento, parrucchieri ed estetisti, il settore alberghiero-turistico, avranno una ripresa più lenta che durerà fino a quando non sarà trovato un vaccino. Potrebbe volerci un anno e forse più per la somministrazione a tutti. Utilizzare i soldi dei prestiti e gli introiti ridotti per pagare tasse e affitto non risolve il problema.

E quindi come si genera liquidità?
Come ConfCommercio chiederemo alle amministrazioni comunali, a partire da Avellino, di sospendere la Tari innanzitutto perché le attività sono chiuse e non stanno producendo rifiuti ed Irpiniambiente sta oggettivamente lavorando e smaltendo meno. Lo stesso per le tasse di occupazione suolo pubblico, per le insegne. I tributi comunali dovrebbero essere sospesi per tutto il 2020 alle attività che avranno una innegabile ripresa lenta per il distanziamento sociale, unico modo per combattere il contagio. Anche se si riuscisse a vincere la paura di uscire all’interno delle attività si entrerebbe contingentati. E poi si dovrebbe trovare una soluzione con gli affitti anche se si tratta di un rapporto tra privati.

Il comune di Avellino ha istituito un “dream team” di esperti per uscire dalla fase due ma non ci sono esponenti del settore commercio…

Auspico una convocazione di tutte le associazioni di categoria per confrontarci. In questo momento storico inatteso è tutto utile e già aver pensato ad una struttura tecnica per la nuova fase è un atto di umiltà ed un buon segnale. Più attori ci sono, più sono i fattori che si possono valutare. Fondamentale sarà la sintesi di questo ragionamento.

Come valuta le misure varate dalla Regione Campania?
De Luca è stato un buon padre di famiglia. Se i dati sono positivi nonostante le difficoltà è anche merito suo. La sanità tanto vituperata del Mezzogiorno ha dato una grande risposta. Sotto il profilo di sostegno alle imprese ed i professionisti sta facendo il possibile. L’unico neo è aver adottato una disparità di misure per tutte le attività di somministrazione, pasticcerie. Mi è difficile capire la differenza tra chi attende in fila al supermercato oppure davanti ad una pasticceria. Allo stesso tempo si lasciano giustamente consegnare i pacchi ai corrieri e poi si vieta la consegna a domicilio di pizze, pranzi e dolci consentendo la produzione, nel periodo pasquale, di pastiere e dolciumi anche a chi ha un codice ateco diverso.

Soluzioni economico-finanziarie a parte come immagina la ripresa?
Ci sarà un ritorno per i negozi di prossimità per la vicinanza ed il rapporto fiduciario instaurato anche in ragione delle difficoltà economiche. Non abbiamo registrato alcuna speculazioni in questo periodo particolare ed è un ottimo segnale. Purtroppo la somministrazione perderà, bisognerà vincere la paura ed adeguarsi al distanziamento sociale. L’abbigliamento ha perso i saldi invernali e quasi certamente anche quelli estivi. Il settore turistico-alberghiero è quello che avrà i problemi maggiori per colpa della ristrettezza economica generatasi oltre alle oggettive difficoltà nel frequentare altri luoghi sul territorio nazionale ed internazionale. E poi bisogna prevedere per le nuove tipologie di lavoro.

Ovvero?
In questo periodo abbiamo visto l’importanza delle persone che portano la spesa a casa, che assistono chi non esce. Con la reintroduzione dei voucher anche coloro che hanno avuto meno fortuna nella vita, percettori di alcun reddito che io chiamo gli invisibili, potrebbero avere delle opportunità in futuro quando le associazioni di volontariato avranno esaurito il loro egregio lavoro.

Come confederazione avete già messo in campo delle misure?

Come ConfCommercio siamo attenti e continueremo ad esserlo interloquendo con le istituzioni e gli istituti di credito. Serve un accompagnamento istituzionale per queste misure. Abbiamo stretto un accordo con Banca Intesa, con le Bcc di Flumeri e di Serino per agevolare l’accesso al credito dei nostri associati. Avanzeremo proposte per prorogare l’entrata in vigore della legge sul nuovo processo fallimentare previsto nel 2021. Sono molte le aziende a rischiare questa procedura.

Fonte: Il Ciriaco